storia

Francesco Guardi (1775 circa) Processione del Doge di Venezia a San Zaccaria

Il portale d’accesso alla sacrestia e al campanile della chiesa di San Vidal, divenuto ingresso della Galleria San Vidal, poi Centro d’Arte San Vidal, è sovrastato da un altorilievo in pietra d’Istria del XV sec., entro tondo bordato, dal diametro d’una settantina di cm, attribuito all’architetto e scultore dalmata Giorgio da Sebenico, raffigurante busto di Padre Eterno benedicente e colomba dello Spirito Santo. Questo portale è rimasto emblema del Centro d’Arte San Vidal U.C.A.I. anche dopo il trasferimento nella Scoletta di San Zaccaria nel gennaio del 2001; Scoletta che ha una sua storia ad iniziare dalla Chiesa di San Zaccaria nell’omonimo campo veneziano.

     Alla chiesa dedicata a San Zaccaria, padre di Giovanni Battista, e in cui sono custoditi i resti mortali del Santo, era annesso fin dai primi tempi della Serenissima, beneficiando appieno della protezione del Doge, un convento di monache Benedettine, che divenne un importante istituto religioso femminile. Il Doge vi si recava annualmente in visita: Pietro Tradonico, eletto nell’836, ricevette in dono dalla badessa un copricapo ricco d’oro e gemme, che per la sua forma divenne il “corno ducale” dei Dogi.  La chiesa e il monastero ebbero nel corso dei tempi numerosi restauri e trasformazioni anche sostanziali.

     La prima chiesa di San Zaccaria fu fondata ed eretta quando la sede del governo fu stabilita a “Rivoalto” durante il dogado di Angelo Partecipazio, eletto nell’811 e del di lui figlio Giustiniano, che gli successe nell’827 e morí nell’829 lasciando considerevoli beni alle suore. Era a pianta basilicale a tre navate; non grande, ma ricca di opere scultoree e preziosi arredi. Intorno alla metà del X sec. ebbe un notevole intervento sulla struttura con ampliamenti e la costruzione d’una cripta d’intenso fascino, alla quale ancor oggi si può accedere. Nel 1105 un tremendo incendio — come i tanti che si annoverano nella storia di Venezia, e dai quali non restarono immuni nemmeno il Palazzo Ducale, la Basilica Marciana, Rialto, l’Arsenale e ultimamente il Teatro La Fenice — devastò molte zone della città distruggendo edifici e numerose chiese, favorito dalle prevalenti strutture lignee delle costruzioni. La chiesa di San Zaccaria e il monastero non scamparono alle ingiurie del fuoco; perirono soffocate cento suore. Intorno al 1170 la chiesa fu rinnovata, quasi certamente, al pari di chiese della stessa epoca, a pianta basilicale a croce latina, con un portico antistante addossato alla facciata in cotto. Allineato con questa, venne innalzato a destra, il campanile attuale in cotto (tra i piú antichi della Città, di stile veneto-bizantino, alto 26 metri, con cella a trifore (il primitivo campanile era stato abbattuto nel secolo precedente, poiché pericolante). Nel Tre-Quattrocento, di modifica in modifica, la chiesa aveva ormai perso lo stile bizantino, sostituito nelle linee generali da quello gotico, con ampliamenti interni e maggiore imponenza alla vista esterna. Nel 1464 vi fu realizzato tra l’altro un grande coro ligneo.

     Nel 1458, su sollecitazione delle monache, preoccupate per la statica della chiesa, iniziò la costruzione di un nuovo sacro edificio. I lavori si svolsero sotto la direzione del progettista architetto Antonio Gambello (? – Venezia 1481), legato al gotico ma accogliente anche elementi rinascimentali, poi da alcuni suoi collaboratori quando venne a mancare, e infine dall’architetto rinascimentale Mauro Codussi (Lenna, Bergamo 1440 – Venezia 1504), legato invece alla classicità. Il Codussi innalzò la cupola e portò a compimento la facciata realizzata  dal Gambello fino alla parte appena sopra il basamento; facciata ricca di pietre e marmi policromi, di motivi architettonici,  ampie finestre, timpano semicircolare e due mezzi timpani a quarto di cerchio. Sopra il portale lo scultore Alessandro Vittoria (Trento 1525 – Venezia 1608) collocò la statua di San Zaccaria. Nel 1469, contiguo all’estremità del fianco sinistro della chiesa, venne costruito un campaniletto con scala a chiocciola. La nuova chiesa, che oggi ammiriamo, era già completata nel 1515, ma fu consacrata nel 1543.

     C’è un importante particolare: la vecchia chiesa non fu abbattuta, come invece usualmente avveniva, per lasciar libera l’area su cui edificare la nuova. Nel caso di San Zaccaria, la nuova chiesa occupò un’area adiacente, ma si affiancò in senso longitudinale alla preesistente, incorporando letteralmente la navata sinistra di questa. Dalla vecchia chiesa, che appunto non era stata demolita, ma solo ristretta, eliminato l’antistante portico, si ricavarono vari ambienti per solo uso del monastero, tra cui la cappella, utilizzata in un secondo tempo come sacrestia. La facciata ebbe varie modifiche, come nel XVI sec. per preservare la clausura delle monache e forse fu in tale occasione che si chiuse il portale d’ingresso, per cui la chiesa non era piú accessibile dall’esterno. Oggi la vediamo dopo i lavori di restauro e ripristino diretti dall’architetto Ferdinando Forlati (Verona 1882-Venezia 1975) tra gli anni Dieci e Quaranta del Novecento. Tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento, le strutture del monastero vennero ampliate, sviluppandosi intorno a due splendidi chiostri rinascimentali (oggi vi risiede il Comando provinciale di Venezia dell’Arma dei Carabinieri; il convento fu infatti soppresso dagli editti napoleonici del 1810). Poi nel tempo altri interventi per trasformazioni. Il campo aveva in un certo senso carattere privato in quanto vi si poteva entrare da due accessi, di cui uno costituito da un ricco portale gotico, che tuttora si ammira, ma vi erano altri edifici del monastero stesso e le arcate delimitanti l’area del suo cimitero (oggi negozi). 

     Tolto il portico davanti alla facciata della chiesa vecchia, ad ampliamento di questa, negli anni 1458-9 si costruì  a fianco una nuova struttura, anch’essa in cotto, detta oggi «SCOLETTA DI SAN ZACCARIA» (ricordando le antiche “scuole” di arti e mestieri),con un locale superiore destinato a granaio. La Scoletta è aperta verso il campo da due grandi arcate a tutto sesto; e qui la storia si collega al Centro d’Arte San Vidal. Sulla muratura del campanile presso tali arcate si trova attualmente un Crocifisso ligneo (h cm 280, larghezza cm 165) in stile altoatesino, protetto da sponde e spioventi anteriormente sagomati. È quello donato nel 1943 da Emilio Panfido, che fu il continuatore della società veneziana dei rimorchiatori portuali fondata dal padre Carlo all’inizio del Novecento. Fu poi donato alla chiesa di San Zaccaria e infisso in una montagnola di pietre nel giardinetto di fronte alla Scoletta. Rimosso una quindicina di anni fa e restaurato, è stato appunto fissato, a una certa altezza da terra, alla muratura del campanile contiguo alla Scoletta stessa.

     Attraverso l’arcata piú vicina al campanile si accede oggi alla sede veneziana del Centro d’Arte San Vidal con le sue sale mostra, che nel gennaio 2018 sono state ammodernate nei pannelli espositivi e l’impianto d’illuminazione: a pianoterra la sala inferiore, ove trovasi un antico elemento verticale ligneo ricco di figure intagliate; e al primo piano l’ampia sala superiore, che si raggiunge salendo una caratteristica scala di legno. Sugli antichi mattoni delle pareti restano alcune grandi tele secentesche. Nei due storici ambienti la San Vidal prosegue con immutata passione il suo impegno culturale, continuando ad essere uno tra i piú importanti punti di riferimento nel panorama artistico veneziano. Le opere di pittura, scultura, fotografia e grafica, che vengono ininterrottamente presentate in rassegne personali e collettive con qualificati Artisti e varietà di  orientamenti, uniscono al loro intrinseco valore il fascino della storia in cui si trovano ad essere mirabilmente immersi; una storia a cui si è voluto solo brevemente accennare assieme a quella del Centro d’Arte San Vidal.

Bibliografia
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